Il parto in casa evidence based

Quando si parla di donne che partoriscono in casa c’è sempre un misto di paura e incredulità.

“Ma sei pazza a partorire a casa!”

“Non è sicuro!”

“E se succede qualcosa?”

Quando dico che sono un’ostetrica libera professionista che assiste le donne a domicilio le persone mi guardano strano e la maggior parte delle volte mi dicono “Però…ci vuole coraggio…”

Così ho deciso di scrivere questo articolo, con lo scopo di fare informazione scientificamente accettata, per dimostrare che partorire a casa non è una moda “New Age” o una pratica ad appannaggio di famiglie hippie.

Verena Schmid, ostetrica con esperienza pluridecennale in assistenza a domicilio e non solo, spiega in questo articolo come il luogo del parto si sia spostato progressivamente dalle case agli ospedali, luoghi nati appositamente per la malattia:

“Dopo gli anni ’50 del secolo scorso, con la disponibilità degli antibiotici, dell’analgesia e con l’affermazione di un nuovo concetto di igiene, gli ospedali diventano più sicuri, ma non più sicuri del parto a domicilio. Da sempre si moriva di meno nei reparti di sole ostetriche rispetto a quelli condotti da medici e nel parto a domicilio (A. Rich, G. Cosmacini, M. Tew, M. Sbisà e altri) e questa è una verità scomoda per il modello medico. Negli anni trenta/quaranta, circa la metà delle nascite avvengono in ospedale. Progressivamente l’ospedale viene percepito come luogo più sicuro, pulito, egualitario, che abolisce, o almeno riduce fortemente le differenze di classe. Inoltre l’assistenza è gratuita. Quindi andare in ospedale viene percepito come un diritto, un segno di progresso. Con la sua assetticità l’ospedale offre anche protezione dagli aspetti difficili del partorire: la sofferenza, l’imbarazzo sessuale, le emozioni forti, la paura della morte, l’esposizione della pena ai famigliari ecc.. (G. Cosmacini 1990). Il rapido progresso delle tecnologie, l’industrializzazione, il crescente benessere sociale fanno credere che l’ospedale possa rendere il parto più facile e rapido. Infatti, l’ospedale associa un buon parto a un parto veloce e indolore. Introduce sistematicamente interventi di accelerazione del travaglio e di analgesia farmacologica. Il camice bianco diventa sinonimo di autorità indiscussa e di promessa di miracoli”.

Quindi l’assistenza passa progressivamente dalle mani delle ostetriche a quelle dei medici, da un modello basato sulle risorse endogene (proprie della donna, del bambino e  della coppia) ad un modello basato sul rischio. Ma siamo sicuri che questo passaggio ci garantisca una sicurezza maggiore? No, ce lo dice molto scientificamente uno studio del 2016 (Sandall J, Soltani H, Gates S, Shennan A, Devane D), che afferma che le gravidanze e i parti seguiti dalle ostetriche in team hanno degli esiti migliori: meno episiotomie (taglio a livello del perineo femminile per “favorire” la nascita del bambino), meno parti strumentali, più parti normali, meno parti pretermine, nessuna differenza statisticamente significativa di morti perinatali/neonatali e un livello di soddisfazione dell’esperienza Nascita decisamente maggiore.

Secondo la ricerca scientifica ciò che rende davvero “sicuro” il parto è la continuità dell’assistenza da parte di un’ostetrica e l’assistenza one to one durante la nascita (Hodnett ED, Downe S, Walsh D). I migliori risultati in esiti positivi per le donne sane si ottengono nel parto a domicilio, nelle case maternità e nei centri nascita ospedalieri a conduzione dell’ostetrica: sono associati meno interventi e più alti livelli di soddisfazione, senza aumentare il rischio per mamme e bambini. La Cochrane Review appena citata dimostra che il parto in un luogo diverso dall’ospedale è legato a minore necessità di peridurale in travaglio, maggiore numero di parti normali, minore uso di ossitocina in travaglio, minore incidenza di episiotomia, minore incidenza di parti strumentali (forcipe o ventosa), maggior numero di allattamenti al seno ben avviati e maggiore soddisfazione della donna e della famiglia.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità incoraggia il parto assistito da ostetriche, in casa o casa maternità, con meno interventi possibili e il miglior risultato possibile:

“In una nascita normale ci dovrebbe essere una valida ragione per interferire con il processo naturale” (WHO, 1996)

Peraltro, anche Michel Odent, ostetrico-ginecologo francese con esperienza pluridecennale, afferma la stessa cosa.

“Si può sognare un’epoca, quando l’era post elettronica sarà ben consolidata, in cui l’arte ostetrica sarà prima di tutto l’arte di non disturbare il riflesso di eiezione del feto”. (Odent)

Studiando i mammiferi (noi uomini biologicamente, non siamo altro che dei mammiferi con una parte del cervello più sviluppata!) nel loro habitat naturale e osservandone il comportamento durante il parto, Odent evidenzia i bisogni fondamentali della donna in travaglio:

  • bisogno di intimità: “uno dei trucchi per rendere il parto più lungo, difficile e pericoloso è mettere la femmina in un luogo che non le è famigliare, cioè in un luogo dove non può sentire né vedere quello che sente nella vita quotidiana” (Odent M)
  • il buio: la maggior parte dei mammiferi cerca un angolo oscuro per mettere al mondo i propri piccoli
  • ambiente piccolo, raccolto e conosciuto (famigliare)
  • istinto: “il processo del parto è guidato dal cervello, ed in particolare dalla struttura arcaica che abbiamo in comune con tutti gli altri mammiferi” (Odent M)

 

Dunque, dopo tanto tempo, si è ricominciato a parlare scientificamente di parto in casa e casa maternità non più come scelta obsoleta e di “ritorno al passato”, ma come valida scelta alternativa all’ospedale: OMS, corte dei diritti europei e anche le autorevoli linee guida NICE (National Institute for Clinica Excellence) affermano che la donna deve essere messa in condizione di poter scegliere in quale luogo dare alla luce il proprio bambino.

Le donne italiane hanno davvero questa possibilità di scelta?

Lo Stato deve garantire alla partoriente: “la libera scelta dell’ospedale e delle modalità (posizione) del parto nonché del modo di allattare e di allevare il neonato;

l’assistenza adeguata qualora venga scelto il parto a domicilio, compatibilmente con le condizioni psicofisiche della partoriente e del nascituro e con le condizioni ambientali;

il parto naturale, senza che ne sia accelerato o ritardato il momento per ragioni che non siano assolutamente imperative e giustificate dallo stato della partoriente e del nascituro; “(Carta dei Diritti della Partoriente, Parlamento Europeo)

 

Cito nuovamente Verena Schmid per concludere questo articolo.
“Molte donne giovani cominciano a vedere il parto a domicilio come il vero progresso. Vi vedono una possibilità di tutela della propria integrità sia fisica che decisionale, una possibilità di empowerment. Sanno ormai che l’assistenza è qualificata, le ostetriche specializzate, esperte e disponibili. Sanno che le donne che l’hanno scelto, sono soddisfatte.”

Non dico che tutte le donne debbano partorire a casa, ma dico che dovrebbe essere data l’opportunità alle coppie di scegliere in piena libertà, supportate dalle ostetriche e dalla società.

 

 

Immagine da progetto fotografico:

https://www.huffingtonpost.com/entry/31-powerful-paintings-that-capture-the-beauty-of-birth-and-pregnancy_us_568d9048e4b0c8beacf58df3

Bibliografia e sitografia:

http://verenaschmid.eu/457/il-re-e-nudo-il-falso-mito-della-sicurezza-dellospedale-per-il-parto-normaleBlix E, Schaumburg Huitfeldt A, Pål Øian, Bjørn Straume, Merethe Kumle (2012):

Hodnett ED, Downe S, Walsh D. Alternative versus conventional institutional settings for birth. Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 8. Art. No.: CD000012. DOI: 10.1002/14651858.CD000012.pub4.

World Health Organization. (1996) Care in Normal Birth: A Pratical Guide.

M. Odent, (2016). Abbracciamolo subito! Red Edizioni.

Olsen O, Clausen JA. Outcomes of planned home births and planned hospital births in low-risk women in Norway between 1990 and 2007: A retrospective cohort study, Sex Reprod Healthc. 2012 Dec;3(4):147-53. doi: 10.1016/j.srhc.2012.10.001. Epub 2012 Oct 26

Sandall J, Soltani H, Gates S, Shennan A, Devane D. Midwife-led continuity models versus other models of care for childbearing women. Cochrane Database of Systematic Reviews 2016, Issue 4. Art. No.: CD004667. DOI: 10.1002/14651858.CD004667.pub5

Wagner M (1998): La macchina del parto. Limiti, rischi e alternative della moderna tecnologia della nascita, Red ed. Como

Walsh D. (2007): Evidence based care for normal labour and birth, Routledge London/New York

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